Associazione “Rughe Extra” per l’invecchiamento attivo

Bologna – Oggi ci occupiamo dell’Associazione “Rughe Extra”. Sfogliando lo statuto riusciamo già ad individuare alcuni degli obiettivi principali che l’organizzazione ha voluti come identificativi del proprio impegno e che sintetizziamo:

<<…L’Associazione ha come scopo la promozione della salute dell’individuo con attenzione particolare all’individuo anziano, così come del/dei suo caregiver a prescindere dall’età anagrafica e della sua struttura familiare. Si propone di informare ed aiutare gli anziani nel promuovere un “invecchiamento attivo”, nel vincere la solitudine e l’emarginazione sociale…>>

L’enunciato principale individua quindi, da subito, il soggetto d’attenzione delle attività dell’associazione: la persona anziana. Vogliamo saperne di più ed è per questo che abbiamo rivolte alcune domande alla presidentessa, la dottoressa Chiara Cleopatra.

Dottoressa Cleopatra qual è stata la scintilla che ha favorito la nascita del vostro impegno collettivo?

Diciamo che nasce tutto in primo luogo dal mio campo primario di interesse e specializzazione: la geriatria. Avendo effettuato diversi tirocini durante la formazione in neuropsicologia e counseling sanitario presso, sia strutture private che ospedali pubblici, mi sono resa conto, toccando con mano, le ingenti difficoltà che il sistema sanitario presenta. Chiaramente il problema è molto complesso e articolato, ma sintetizzando, nonostante il grande impegno da parte dell’intero personale sanitario e dirigenziale, pur cercando di strutturare ed organizzare i servizi nel migliore dei modi, ma ahimè, sono presenti grosse lacune sia in termini di erogazione dei servizi, ma soprattutto in termini di collaborazione tra i servizi presenti, nell’ottica di un “network” di riferimento che possa sopperire ai bisogni impellenti della persona.

Non viene dedicato il tempo sufficiente all’ascolto, sia del paziente che del personale medico e questo crea un disagio molto importante all’interno delle strutture dando luogo a malcontenti, disservizi e grandi frammentazioni dai quali è molto difficile mantenersi a distanza. Purtroppo anche le strutture private non sono da meno.

Vi è una complessa e intricata rete che si instaura nel tessuto sociale di riferimento che propone, sì, innovazione, ma anche costi proibitivi per la maggioranza dell’utenza che avrebbe bisogno di fruire dei molteplici servizi. Inoltre, nonostante l’approccio bio-psico-sociale promosso da decenni da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’individuo non viene ancora considerato nella sua interezza e complessità di singolo, ma preferibilmente, come una “cartina di sintomi” da arrestare, lenire, curare.

Tutto questo ha fatto maturare in me e nelle colleghe e professioniste che mi affiancano in questa avventura, l’idea, mossa dall’intento di provare nel nostro piccolo a fare la differenza, mettendo al centro la persona e i suoi bisogni. Bisogni ed esigenze che in qualche modo devono essere soddisfatti, pur tenendo conto delle difficoltà economiche e degli impedimenti nel fruirne. La nostra associazione vuole essere un ponte di collegamento, di informazione, di cultura alla persona e per la persona nella sua complessità, famiglia e chi se ne prende cura, inclusi.

Perché avete scelta la forma sociale associativa?

Abbiamo scelto questo tipo di forma sociale, perché promuoviamo cultura: cultura dell’anziano, del benessere, dell’individuo e di tutte quelle pratiche socio-assistenziali in cui crediamo fermamente e che definiamo, per renderle più comprensibili, co-terapie, quali sono ad esempio lo shiatsu, la pet-therapy, l’arte terapia, la pranoterapia, la ginnastica dolce, la riabilitazione fisioterapica, la palestra cognitiva e riabilitativa, il training autogeno ecc..

Inoltre la realtà e il mondo del no profit, ci permette di offrire servizi a tariffe assolutamente concorrenziali ed oltremodo agevolate, e quindi di poter estendere la disponibilità a chi magari ha difficoltà economico-sociali.

Attraverso questa formula permettiamo non solo alle singole persone, ma anche alle loro famiglie, o agli operatori sanitari (il prendersi cura di chi si prende cura è un aspetto di norma molto trascurato in Italia per tanti motivi, ma non è questo il luogo adatto per discuterne) di poter usufruire di servizi che avrebbero dei costi proibitivi, specialmente a lungo termine e pertanto, non sarebbe possibile beneficiarne. Altri nostri servizi invece non vengono erogati dal SSN, ma non per questo risultano meno importanti nella cura della persona e della sua qualità di vita.

E’ nostra intenzione anche coinvolgere, non solo i diretti interessati nella fruizione dei servizi, bensì l’intera cittadinanza, realizzando dei seminari che parlino di temi socialmente rilevanti inerenti al benessere personale, all’invecchiamento, al prendersi cura.

Chi è la Persona anziana oggi in Italia e cosa vi ha indotto a rivolgere i vostri interventi proprio a questa fascia della popolazione?

La Persona anziana oggi è una persona “fragile”, sia in termini economici, sia in termini di bisogni. L’enorme e veloce trasformazione sociologica a cui stiamo assistendo ha portato ad un forte cambio di valori sociali: questo ha posto l’anziano in una condizione di marginalità molto forte, anche solo per fare sentire la propria voce.

L’innalzamento dell’età e delle aspettative di vita, sono fattori che portano con se una richiesta implicita che tende verso il miglioramento della qualità di vita, la quale, tra le tante risorse più o meno evidenti mira senza dubbio alla valorizzazione delle proprie potenzialità individuali, anche come beneficio indiretto per le nuove generazioni.

Diventa quindi rilevante nella diade “nuove-vecchie generazioni” avere cura e mantenere viva la memoria storica attraverso la condivisione di singole o collettive esperienze di vita, tese ad una considerazione ed un’attenzione a valori e tradizioni che tendono a scemare e passare in secondo piano, quando si conduce uno stile di vita stressante e frenetico che inevitabilmente colpisce ciascuno di noi.

Quanto conta la parola Persona sul vostro agire?

Ogni persona è un individuo unico nel suo genere e deve essere considerato in tutte le sue possibili sfaccettature, perché è un dono, un arricchimento che diventa valore aggiunto per se stesso (mentre ci si scopre) e per gli altri (nel prendersi cura). La Persona è tutto. La persona, nella sua complessità e totalità, è l’obbiettivo principe e cardine della nostra attività al di là dell’attenzione che comunque focalizziamo anche sul corpo ed certamente sulla malattia.

Un aspetto certamente delicato è la cornice familiare, quando esiste, che circonda gli anziani e spesso diventati caregivers. Come guidate un supporto verso questi ultimi?

Il supporto ai caregivers è molto importante quando si parla di anziani e in qualche modo, si considerano le complessità del vivere e condividere la vita con un congiunto che presenta una patologia. Specialmente le patologie oncologiche o auto immuni o comunque degenerative sono patologie che vengono chiamate anche “patologie della famiglia” proprio perché coinvolgono il nucleo familiare di riferimento quasi completamente. Ma purtroppo, specialmente per quanto riguarda il settore pubblico, la famiglia è ancora un aspetto marginale nell’ambito della cura, nonostante ci si stia adoperando per sopperire a queste lacune.

La nostra Associazione fornisce in primo luogo un supporto di Counseling specifico per la “gestione delle attese”, in particolar modo durante le fasi di ospedalizzazione, durante le fasi diagnostiche e gli esordi di una possibile patologia. Inoltre accompagniamo il familiare in caso di istituzionalizzazione permanente e/o temporanea del proprio congiunto: poiché anche se frequente, non è mai un’esperienza accantonabile con facilità.

Qualora la situazione fosse più complicata e si rendesse necessario, attraverso il vissuto della malattia, di lavorare in modo più profondo e “terapeutico” relativamente al supporto emotivo, siamo in grado di offrire anche dei percorsi di psicoterapia.

Al di là del supporto alle situazioni di grande carico emotivo, ci affianchiamo ai familiari attraverso l’organizzazione di giornate informative gratuite su ambiti specifici, o piccoli percorsi con contributo a offerta libera: è il nostro modo per promuovere e fare circolare l’informazione e la cultura rispetto nel mare magnum delle possibilità che spesso e volentieri tende ad escludere e tagliare fuori proprio chi ne ha bisogno per l’incapacità di orientarsi correttamente.

Inoltre abbiamo anche dei percorsi specializzati per le famiglie che si trovano ad affrontare demenze di grado medio o severo ed in particolar modo, il morbo di Alzheimer: in questi casi il nostro aiuto alla famiglia verte sulla possibilità di trasmettere i vissuti del loro congiunto orientandoli, ad esempio, ad un’efficace e studiata organizzazione del proprio domicilio, rendendolo più performante e adatto alle trasformazioni sensoriali che inevitabilmente il congiunto si trova a vivere nel decorso della malattia. Utilizziamo prevalentemente il metodo GentleCare del quale vorrei accennare veramente il minimo indispensabile per far sì che possano comprendere meglio anche i non addetti ai lavori: l’andamento della malattia fa sì che il paziente abbia sempre maggiori difficoltà nella comprensione dell’ambiente e dei messaggi che dall’ambiente derivano. Tanto più l’ambiente in cui il paziente vive ha caratteristiche di familiarità, tanto più il controllo del paziente su quell’ambiente sarà agevolato. Maggiore il controllo che il paziente avrà, minori saranno le paure e le ansie che possano derivare dalla sensazione di estraneità. La casa diventa quindi doppiamente importante e va da se che l’applicazione di questo metodo nella cura dell’ambiente abitativo, diventi di grandissimo aiuto per la qualità di vita del paziente e soprattutto per una tranquillità percepita anche da parte del familiare stesso.

Oltre a questo proponiamo dei gruppi A.M.A. (auto mutuo aiuto) ed attività corporee tese al ripristino della centratura personale come possono essere: cicli mirati di training autogeno o attività mediante pratiche shiatsu o di pranoterapia.

La parola welfare in questi ultimi decenni sta diventando in Italia sempre più pressante. Dove Lei pensa che dovrebbero essere indirizzati i maggiori sforzi?

Senz’altro è segno indiscutibile dell’importanza che questa parola assume nel nostro sistema socio – assistenziale. Riteniamo che sia importante integrare al suo interno la dignità dell’individuo, che fin troppo spesso, appena fuori dal mondo del lavoro, viene isolato quindi dimenticato ed emarginato. Il periodo storico che stiamo vivendo ha messo in evidenza l’importanza dei legami familiari e si assiste alla risorsa preziosa che rivestono, ad esempio i nonni sulla gestione della famiglia in termini di aiuti materiali e pratici, nel risparmio e nell’ ottimizzazione dei tempi interni alla struttura familiare, nell’apporto psicologico legato al sostegno emotivo-affettivo. Questo fenomeno ha reso, da una parte, preziosa la risorsa delle persone di terza e quarta età, ma al contempo le ha investite di grande responsabilità. Congiuntamente a questo vi è un enorme cambiamento sociale che relega la figura dell’anziano ad una figura non poi così davvero utile, che non è più investita del rispetto dato dalla conquista dell’esperienza, una figura obsoleta: un peso per l’evoluzione della società, sempre più frenetica, performante e attiva e un peso per il sistema socio-sanitario. Una profonda contraddizione che genera situazioni logoranti e stressanti.

Credo sia importante riportare il giusto valore alle cose, ma soprattutto all’importanza che le persone hanno nell’intero corso della propria vita, anche se non sono più così performanti come la società richiede. E’ necessario riportare dignità a tutte le fasi della vita, soprattutto alla vecchiaia.

Parliamo di terzo settore. Ritiene importante meticciare la vostra esperienza con altre organizzazioni impegnate verso la cittadinanza e se sì perché?

Assolutamente sì. Crediamo che sia molto difficile, specialmente se si è così piccoli, come siamo noi, gestire in autonomia la complessità di un corpo che invecchia dentro al quale vi è una persona. Ancor più difficile è gestire tutto quello che richiede l’affrontare una patologia. La chiave è la parola INTEGRAZIONE. Integrare offerte, servizi, professionalità diventa il comune denominatore che permette di rispondere ai molteplici bisogni dell’individuo. Non a caso, quello che funziona con efficacia, ad esempio negli ambienti sanitari è avere un’Equipe medicospecialistica multi disciplinare affiatata e competente: l’integrazione dei propri ambiti di interventi permette di arrivare alle molteplici sfaccettature della persona piuttosto che guardarla unicamente da una sola angolazione.

Ritiene utile superare la dicotomia, da sempre conflittuale, per arrivare invece ad un’integrazione collaborativa e sussidiaria tra pubblico e privato in ambiti socio-sanitari?

Lo credo senz’altro e parlando anche a nome delle professioniste che lavorano al mio fianco, credo che il mio pensiero sia assolutamente condiviso in questo senso. Dobbiamo fare i conti con un SSN che presenta dei buchi, delle grandi imperfezioni e sicuramente il nostro sistema governativo non ci sta aiutando, incrementando di anno in anno i tagli sempre più netti ai già pochi fondi erogabili. Inoltre, nel nostro paese viene a mancare da sempre quello che io chiamo “il terzo timone”, guidato dalla ricerca, purtroppo davvero miseramente risicata che potrebbe essere un buon ponte tra pubblico e privato.

La direzione è senza dubbio quella che va verso un rinnovamento drastico del nostro SSN che sta assomigliando sempre più a quello privato statunitense senza però, fornirne le eccellenze.

Obiettivi per il futuro?

Crescere, ma più di tutti, COLLABORARE all’interno del tessuto sociale in cui siamo inserite e di cui vogliamo con determinazione fare sempre più parte.

Gregorio Dimonopoli

Puoi replicare

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>